L’«analogico» Rutelli a caccia di 100 talenti per Roma


L’EX SINDACO LANCIA LA SCUOLA “DI SERVIZIO CIVICO”: «MA IO NON MI CANDIDO»

Ero a piazza Venezia. A un certo punto un taxi mi ha tagliato la strada.
Il taxista è sceso dalla macchina… temevo il peggio… si è avvicinato e mi ha detto: “O torni a fa’ er sindaco o nun te faccio passa’…”. Parte da un aneddoto, Francesco Rutelli.
Ma non per suffragare la tesi del taxista. Anzi. «Escludo che nel 2021 correrò da sindaco», dice. Ma l’episodio di piazza Venezia, insieme ad altri che si sono accumulati negli ultimi mesi, gli hanno dato l’idea: una Scuola di formazione politica, «di servizio civico». Una scuola «non partisan» e «analogica» che ha alla base un’idea: «Il prossimo sindaco di Roma –
spiega l’ex leader della Margherita e candidato premier del centrosinistra nel 2001 – non potrà essere una persona sola al comando, ma dovrà avere con sé almeno 100 persone dotate di competenza, di rappresentatività e di passione civica». La scuola rutelliana vuole formare una parte di questi “campioni” dell’urbanistica, del digitale, della sostenibilità, dell’amministrazione. Un Rutelli versione “papà di Roma”, che rinuncia
a un ruolo attivo, che prova a concedere il meno possibile alle nostalgie della stagione 1993-2001 e del Giubileo del 2000, ma che di fronte a un drappello di cronisti invitati all’Harry’s Bar di Fontana di Trevi proprio non
può fare a meno di snocciolare i numeri di una città che conosce a memoria: «Nel 2000 i mezzi pubblici percorrevano 120 milioni di chilometri
all’anno, oggi 84 milioni…». Il ruolo che vuole ritagliarsi è quello del formatore. Un ruolo, in realtà, che ha caratterizzato anche la sua
biografia da dirigente politico di primo piano: è storia il suo lavoro di cesello per definire la potenziale leadership di astri nascenti come
Lanzillotta, Gentiloni, Matteo Renzi. I «Rutelli boys», appunto.
Si può replicare lo stesso modello per la Capitale stando però fuori dalle istituzioni? «La scelta di coinvolgere persone capaci nel governo della città – alza le mani Rutelli – tocca alla politica. Noi dobbiamo combattere questo clima di rassegnazione, di continua lagna. Non so nemmeno io se ci riusciremo». Massimo riserbo sui nomi dei docenti. Ma si comprende che
l’ex sindaco vuole fare le cose in grande: professori internazionali, le tre università statali di Roma, la Luiss, startupper, youtuber. Servono
soldi, ovviamente. «I primi 2mila euro li ho messi io», sorride. I partecipanti verseranno una quota «sostenibile», per chi ha problemi ci saranno i «mentori».
Il Rutelli talent scout non vuole però ambiguità. La Scuola diventerà un movimento politico? «No». Una lista civica? «Lo escludo». Chi entra farà politica? «Lo spero, però può fare pure il comitato di quartiere, l’associazione culturale…».
L’importante, spiega, è far vedere cosa stanno diventano le metropoli del mondo. Parlare dei semafori a sensori termici di Tokyo. O dei 40 miliardi
che Parigi sta spendendo per la supermetropolitana periferica. Aprire la testa al futuro. «Prima, però, tutti dovranno conoscere la storia di Roma», specifica da buon ex ministro della Cultura. E una delle visite sarà agli scavi
dell’antica Gabi, non lontano da Tor Bella Monaca, a cui si accede «da una pompa di benzina ». Tanto per far capire che le periferie hanno già in sé il seme della rinascita.
Ora si cercano soldi, sedi e iscrizioni. «Non distinguo per età né per titolo di studio», è la linea. C’è un solo criterio restrittivo: «No a chi si è segnalato per “hate speech” e intolleranza». Si inizia a marzo 2020, si finisce l’anno dopo. Poco prima delle comunali. Il prossimo sindaco, se vorrà, potrà contare sui nuovi «Rutelli boys».

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